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IL KATA

Il kata è una serie di movimenti che si svolgono secondo un ordine preciso in sincronia, ritmo e coordinazione e che raffigurano un combattimento con più avversari. Come il karate, di cui è parte, ha sempre scopo di difesa e ciò è dimostrato dal fatto che inizia con una parata, così che risulti chiaro che il karateka non deve mai attaccare per primo, e che attraverso la disciplina mentale e spirituale del karate, egli arriva al controllo di sé stesso oltre che alla padronanza delle tecniche: cioè alla superiorità dello spirito…

La serie di movimenti di cui si compone ciascun kata si svolge secondo una linea di esecuzione (Embusen) che deve essere la più perfetta possibile così da consentire il ritorno al punto di partenza dopo aver eseguito il numero dei movimenti di cui è composto il kata in ordinata successione e senza errori. E’ molto importante capire il significato dei movimenti ed è pure importante esprimerlo e farlo capire così da evidenziare la successione delle tecniche di difesa e di contrattacco. Ogni kata ha infatti delle proprie caratteristiche che l’atleta deve far risaltare legando le singole tecniche: ora piano ora velocemente proprio come è nello spirito del kata che sta eseguendo, conscio del suo obiettivo che è sia l’avversario che sta per colpire sia quello successivo in due movimenti distinti ma legati. Anche nel kata, come in tutto il karate, la potenza e la concentrazione devono essere incentrate nell’area dell’ombelico intesa, però, non alla superficie quanto piuttosto all’interno di essa (tandem); occorre alternare contrazione e decontrazione muscolari, essere vigili ma non contratti respirare adeguatamente e soprattutto concentrare lo spirito. Ne deve risultare un movimento fluido e continuo che sia ritmo e bellezza, proprio perché è stata impiegata la potenza nel momento giusto ed il corpo l’ha eseguita con elasticità e scioltezza. L’assetto finale (zanshin) è una parte integrante del kata e deve essere perfetto come la messa in posizione (kamae). Alessandro Cardinale – Maegeri La respirazione è molto importante per l’esecuzione del kata: si deve cercare di inspirare all’inizio di ogni tecnica ed espirare alla sua fine, impegnando in questo atto tutta la muscolatura, propria dell’espirazione unitamente a quella dello scheletro: ne risulterà un potenziamento della tecnica e quel grido tipico detto “ki-ai”.
L’allenamento quotidiano conferisce la calma che evita l’essere precipitosi nel kata come nella vita, ed abitua alla concentrazione dello spirito e del pensiero su di un punto (tecnica) e su quello solo.
Il kata è una forma di esercizio fisico ideale, in quanto implica tutto, spirito e corpo, e crea dei riflessi fulminei pur nella successione di singoli atti ognuno fine a sé stesso, ma ciascuno che ne apre degli altri.
Il kata è una logica successione di parate (uke) e di contrattacchi di pugno (tsuki) calci (keri) o percosse (uchi) in un’armonia perfetta in cui il tutto è parte dell’uno.
Nulla è superfluo tutto è studiato e ristudiato dai grandi maestri che li hanno creati: alcuni per plamare il corpo, rafforzando e potenziando muscoli e ossa, altri per acuire i riflessi e stimolare la velocità.
Sono circa cinquanta i kata oggi noti di cui alcuni risalenti al periodo della creazione del karate, altri risalenti al periodo cinese, altri più recenti ma in tutti è sempre presente la linea fondamentale di sviluppo che unisce strettamente lo spirito e il corpo.

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